UNIRE
LA SINISTRA CHE
VUOLE RINNOVARSI
Il Documento politico da sottoporre alla discussione
per l'Assemblea Nazionale
del 27, 28 e 29 giugno 2008
L’esito
delle elezioni politiche di aprile è molto grave. La partita aperta
quindici anni fa, tra il centrodestra e il centrosinistra, segnata
dall’inedito ingresso di una figura come quella di Berlusconi, è
stata lungamente in bilico; si chiude ora con un netto successo
politico del centrodestra. Ma é accaduto qualcosa d’altro: è
cresciuta fortemente l’influenza della destra sull’opinione
pubblica e nella formazione del senso comune. Evento che si spiega in
parte con l’intreccio, senza eguali al mondo, tra potere politico,
finanziario e mediatico, in parte con l’abdicazione e il collasso
ideologico della sinistra storica.
Il voto di aprile rappresenta una sconfitta di tutto il
centrosinistra. Perde il progetto riformista del Partito Democratico,
con amplissimo margine. Viene bocciata senza appello la lista “
La Sinistra-l
’Arcobaleno”, che crolla al 3% facendo così mancare in
Parlamento, per la prima volta nella storia repubblicana, la presenza
di forze che si richiamino alla sinistra. Il risultato conferma che la
divisione tra una sinistra moderata, che si suppone di governo, e una
sinistra radicale, ritenuta sempre di opposizione, dà un solo esito
politico: la vittoria della destra. Dopo il ’48, non c’era mai
stato in Italia, e non c’è in Europa, un parlamento così
conservatore e clericale.
Tre
cause prima di altre hanno concorso a determinare questo risultato.
Anzitutto
la delusione per l’esperienza del governo Prodi. L’esecutivo del
centrosinistra, che ha dedicato due anni al risanamento dei conti
pubblici, è caduto nel momento di massima impopolarità: le alte
aspettative accese nel 2006 (a parte il già allora risicatissimo
risultato elettorale) hanno lasciato il campo a rapide delusioni, tra
le élites come nei ceti più popolari. Su queste delusioni la destra
ha costruito, largamente condivise dal Partito Democratico, la sua
agenda e le sue due priorità: tasse e sicurezza.
Pur critici sui risultati di questa stagione di governo, crediamo che
aver deliberatamente liquidato la coalizione di centrosinistra ha
messo tutti in un vicolo cieco. Il PD ha cercato nel corso di tutta la
campagna elettorale di indicare nella “sinistra radicale” la
responsabile degli insuccessi dell'esecutivo Prodi. Un accusa
paradossale da parte di chi deteneva la stragrande maggioranza di
ministri e sottosegretari. Ma non c’è dubbio che la sinistra sia
apparsa, in questo suo impegno di governo, troppo spesso rissosa e al
tempo stesso inefficace. La conseguenza è stata che siamo stati
percepiti come causa della crisi e al tempo stesso siamo stati puniti
per gli esiti deludenti dell’azione di governo.
La
seconda causa: la scelta del PD non di “correre da solo” (vista
l’intesa peraltro precaria con Di Pietro e con i Radicali) ma, più
chiaramente, di rompere con la sinistra, demonizzandone le posizioni
politiche in modo perfino caricaturale. I risultati del voto di aprile
rappresentano una sconfitta senza appello per la pretesa
“autosufficienza” del PD. Walter Veltroni ha condotto una campagna
elettorale che gli ha permesso di utilizzare una esposizione mediatica
enormemente superiore a quella di tutti gli altri candidati premier.
Eppure i Democratici non sono riusciti a superare la soglia, alla
quale ha contribuito anche il voto radicale, del 33%. E’ del tutto
evidente che è stato sconfitto il PD ed stata sconfitta la sua
pretesa di poter rappresentare l'intero arco del centrosinistra.
Ma
è stata bocciata dagli elettori, va detto con onesta consapevolezza,
anche qualunque pretesa di autosufficienza e di isolamento da parte
della sinistra. Che è apparsa, nella proposta di
"Sinistra-Arcobaleno", più come un residuo del passato che
come una speranza per il futuro: insomma, non un soggetto politico
unitario ma un cartello elettorale privo di proposta politica e di
un’idea convincente sul futuro dell’Italia. Aver accreditato la
tesi della “separazione consensuale” con il PD, ci ha impedito di
chiarire le responsabilità della rottura e di poter chiedere il voto
anche al fine di riaprire una prospettiva di centrosinistra. Alla
martellante campagna sul “voto utile” abbiamo risposto dando noi
per primi l’immagine di una forza non necessaria né per il governo
né per l’opposizione. Superflui, appunto.
Il
voto conferma invece che senza una sinistra popolare, innovativa e
capace di una cultura di governo, una parte del Paese rimane senza
rappresentanza e le forze progressiste sono destinate alla sconfitta.
Dobbiamo ripartire da qui, da questa consapevolezza, da una rilettura
anche spietata del nostro modo di costruire politica.
La
fotografia sociale dell’Italia, anche dopo due anni di governo
Prodi, è quella di un paese fortemente frammentato e diseguale. I
salari sono tra i più bassi d’Europa; le morti “bianche” tra le
più alte. L’Italia è un paese che invecchia rapidamente senza
poter contare su un nuovo patto generazionale solidale tra giovani e
anziani. Siamo al 32° posto nelle graduatorie europee per la ricerca
scientifica ma al settimo posto per le spese militari. Il tasso di
istruzione è tra i più bassi d’Europa e la dispersione scolastica
tra le più alte Un paese ostile alla libertà femminile, incapace di
valorizzare la differenza sessuale, in cui si aggrava la violenza
contro le donne. Un paese che non riconosce il valore sociale della
maternità, nega alle donne accesso al lavoro, parità salariale,
rappresentanza nelle istituzioni e nella società.
Un paese attraversato da una domanda di sicurezza totalmente inedita
perchè mescola in una miscela esplosiva fragilità sociale, paura del
diverso, precarietà del lavoro e incertezza per il futuro, nuove
contraddizioni nate dai flussi migratori alimentati dalla povertà del
sud del mondo e dell’est dell’Europa in una globalizzazione non
governata dalla politica.
Un paese ambientalmente insostenibile che deve ancora misurarsi sulla
sfida per le energie rinnovabili, sui trasporti su ferro e sulle
autostrade del mare, sulla salvaguardia del territorio agricolo dalle
pesanti speculazioni. Un paese che deve ancora imparare a
salvaguardare le coste per un turismo di qualità e la qualità urbana
perché nelle grandi periferie la vita è sempre più dura. Nè ci
convince lo slogan della crescita indistinta e della semplice ripresa
dei consumi. Una sinistra nuova deve avere la capacità di dire quali
sono i settori economici che devono crescere,quali sono i consumi che
devono e possono aumentare e a favore di chi, e quali invece devono
essere temperati e regolati.
Di
fronte la drammatico esito delle elezioni politiche e agli immani
compiti che ci attendono, pensare che il rimedio alla nostra sconfitta
risieda nel ritorno alla frammentazione e alle certezze identitarie è
non solo sbagliato in sé ma del tutto illusorio. Il voto ha bocciato
il mero “patto federativo” tra forze politiche distinte e non
comunicanti tra loro. E’ uno schema ormai non più riproponibile.
C’è
bisogno di un salto in avanti, non di un ritorno indietro rispetto
alla precaria formula dell’Arcobaleno. La sinistra ha, di fronte a
se, una sola e importante possibilità di ripresa: quella di avviare
subito la fase costituente di un nuovo soggetto politico che sia
fondata sulla partecipazione e sul protagonismo di migliaia di donne e
di uomini, iscritti e non iscritti ai partiti politici. Una
Costituente di sinistra che sappia essere anche il cantiere di una
innovazione politica e culturale, e che veda impegnate con generosità
e passione quelle forze politiche che credono senza riserve in questo
progetto. Non si deve ripetere l‘errore di ritenere che a sinistra
si debba per forza stare tutti insieme, a prescindere dalle vocazione,
dalle volontà, dalle categorie interpretative che si mettono in
campo. Il carattere “plurale” del nuovo soggetto politico non può
più significare la somma di apparati ma dev'essere lo scambio e la
valorizzazione di culture che attraversano tutta la sinistra, in
ciascuna delle sue attuali componenti: la cultura del lavoro, della
qualità e della sostenibilità dello sviluppo, il pacifismo,
l'esperienza femminista, quella dei diritti e delle libertà civili.
C’è
già, tra i vecchi promotori dell’Arcobaleno, chi ha scelto
un’altra strada, quella di una “Costituente dei comunisti”,
scelta che rispettiamo ma non è certo la nostra: è un progetto
arretrato e del tutto improduttivo. Esiste un’altra sinistra che
vuole riaprire la possibilità di un’alternativa di governo al
centrodestra a partire da un ripensamento radicale dell'esperienza
dell'Unione. Quella formula, assemblaggio di tutte le forze che in
quel momento intendevano contrapporsi alla destra, non è più
riproponibile. Al paese serve un centrosinistra nuovo, coeso e
determinato attorno ad un programma di cambiamento sociale.
Al
tempo stesso,come rivelano la tiepidezza del dibattito politico alle
Camere, occorre che la sinistra torni subito a fare opposizione e a
rappresentarne le ragioni nella società, nei luoghi della politica,
nel paese reale. Perché si possa riaprire una nuova prospettiva di
alternativa alla destra, Sinistra Democratica su questo terreno vuole
impegnarsi subito, prescindendo dagli esiti del dibattito interno al
PD. Dipende da noi, dalla capacità della sinistra di essere, per sua
forza, per il consenso che raccoglie e per la qualità delle sue
opzioni ideali e programmatiche, un soggetto politico dal quale
nessuno possa prescindere.
Ci
spetta anche una funzione di presidio politico dell’opposizione, con
le forme che sapremo trovare. Una funzione tanto più urgente quanto
più sbiadita appare oggi l’opposizione parlamentare del Partito
Democratico rispetto alle prime scelte di inequivocabile segno
politico del governo Berlusconi (dal decreto sicurezza allo sprezzante
isolamento europeo in tema di politiche per l’immigrazione)
Sinistra
Democratica conferma la sua missione originaria: contribuire alla
nascita di una nuova sinistra in Italia. Il nostro asse di riferimento
politico resta il socialismo europeo ma é fondamentale costruire un
progetto che riveda e superi la logica delle appartenenze tradizionali
e che unisca mondi, culture, linguaggi capaci di ritrovarsi insieme
dentro una comune idea di sinistra. Sappiamo quanto sia importante, a
questo fine, l’esito dei congressi dei Verdi e di Rifondazione
Comunista. Guardiamo al loro dibattito con grande rispetto e molte
aspettative, così come guardiamo con grande attenzione il dibattito
che attraversa il mondo laico e socialista. Ma le prossime settimane
vogliamo che siano spese non nell’attesa dei congressi altrui ma con
una forte ed immediata iniziativa politica. Il percorso democratico
che abbiamo scelto e che ci porterà all’Assemblea Nazionale del 27,
28 e 29 giugno servirà a una nuova legittimazione, più aperta e più
democratica, del nostro movimento e dei suoi organismi dirigenti, ma
sarà indispensabile soprattutto per proiettare all'esterno il senso e
la sfida della nostra proposta.
Dovremo essere capaci di aprire una forte iniziativa nella società:
convocare ovunque assemblee pubbliche aperte a tutti i cittadini,
moltiplicare il numero delle “case della sinistra”, partecipare a
tutte le iniziative “per
la Costituente
” promosse da associazioni e movimenti politici, come quella che si
è svolta a Firenze e le altre che sono in programma in diverse città
italiane. Sarà nostro compito costruire una agenda di opposizione al
governo Berlusconi: se non dai banchi del Parlamento, bisogna
riprendere la parola subito, nelle forme e nei luoghi che avremo a
disposizione, per intervenire nella discussione politica, assumere
posizioni chiare e farle vivere nella società.
Questa
legislatura è stata dichiarata dai vincitori “Costituente”: Il
Partito Democratico ha subito aderito, con una larga e incondizionata
(per quanto non unanime) apertura al dialogo e alla collaborazione. Su
quali basi? Su quali condivise ipotesi di riforma? Se è vero che è
avanzata a lunghi passi nella politica italiana l’estrema
personalizzazione, il populismo e lo spirito del plebiscito, resta
inaccettabile una trasformazione presidenzialistica e autoritaria
della Costituzione repubblicana. Restano perciò valide le motivazioni
che due anni fa hanno portato alla promozione di un referendum
abrogativo della riforma costituzionale del centrodestra. Quel
referendum ha vinto e oggi bisogna tornare a rivolgersi a tutti i
cittadini che si impegnarono, aderendo all’appello dell’intero
centrosinistra di allora. La nostra battaglia di opposizione dovrà
riprendere dai temi della pace, delle libertà civili, dell’ambiente
e dei diritti di chi lavora, oggi già esplicitamente minacciati
dal nuovo governo delle destre.
Certo,
nei prossimi anni ci aspetta una serie di nuove prove elettorali. Il
rinnovo del Parlamento europeo è la scadenza più ravvicinata e
quindi la più impegnativa: dopo la disfatta dell’aprile scorso la
sinistra deve dare un segnale di ripresa e di presenza forte in tutto
il Paese. E' assolutamente indispensabile che per quella data il
nuovo soggetto della sinistra sia nelle condizioni di presentarsi agli
elettori con il suo volto autonomo per chiedere loro fiducia e
consenso necessari: un soggetto politico che si presenti con
l’ambizione di parlare a tutte le forze di sinistra del nostro
continente.
Per le elezioni amministrative e regionali va subito decisamente
respinta l’ipotesi, formulata in seno al Partito Democratico, di
alleanze à la carte, a seconda delle situazioni e delle esigenze dei
territori: o c’è una esplicita alleanza con la sinistra, o nessuna
alleanza, con le conseguenze inevitabili.
Noi
crediamo che la sinistra sia viva nella società, nella cultura, nei
valori in cui credono tanti uomini e tante donne di questo Paese.
Questa parte dell’Italia ha bisogno di una coerente rappresentanza
politica. Sinistra Democratica resta al servizio di questo progetto.
Ci attende un periodo non breve di ricostruzione. Un lavoro difficile
e appassionate di ricognizione sociale, di radicamento popolare, di
ripensamento del progetto e della presenza della sinistra nel
territorio e nei luoghi di lavoro. La sinistra che serve è una
sinistra popolare, forte di una autonoma cultura critica, che porta il
radicalismo dei contenuti in una prospettiva di governo. Che si pone
il problema del rapporto con il PD, sapendo tenere insieme il
conflitto politico e programmatico e la il progetto di un nuovo
centrosinistra. E' una sinistra che solo in parte oggi ritroviamo nei
suoi storici partiti di riferimento ma che nel paese è vasta e
diffusa, ed ha saputo mostrarsi molte volte, con una capacità di
aggregazione, di battaglia politica e di testimonianza civile
altissime.
Serve
una sinistra che è tale perché sceglie di materializzare sulla scena
politica il lavoro e le sue trasformazioni dandogli rappresentanza, e
che per questo sa costruire un rapporto nuovo con il sindacato che il
lavoro rappresenta socialmente: un rapporto di reciproca autonomia, né
competitivo né di estraneità e meno che mai di autosufficienza.
Ci
rivolgiamo alle donne e agli uomini di sinistra, e a tutte le forze
– politiche, culturali, associative, di movimento - che vogliono
impegnarsi in questa sfida per una nuova sinistra. Disposta a
misurarsi con la sfida del cambiamento. Donne e uomini che vogliono
riaprire un cantiere politico, che non cercano il rifugio di vecchie
trincee in cui sopravvivere a una battaglia persa. Questa sfida
comporta spirito unitario e volontà di rinnovamento. Cioè un
progetto politico e un processo Costituente: Sinistra Democratica farà
la propria parte.