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paul eluard

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Data di pubblicazione del sito 12/5/2007

 

«La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.»
(Enrico Berlinguer)

sinistracastanese@sinistracastanese.it

E’ possibile scaricare da qui il regolamento verso lo Statuto approvato dall’Assemblea del 19/20 Dicembre 2009

Alleanze. E se non fossero così scontate?

Abbiamo attraversato tutti questi anni con il mantra ossessivo di un teorema pregiudiziale: se il candidato, il programma, le alleanze si spostano verso il centro, si sacrificano alcuni principi nell’immediato, ma si ha più probabilità di vincere; se si spostano verso sinistra, si acquista più identità ma senza possibilità alcuna di andare al governo. È questa la scelta politica che hanno fatto D’Alema e Bersani: essere sicuri che bisogna puntare dritti verso il centro, come è successo in tutti questi anni – anni del resto grami di risultati.
Forse, però, guardandosi intorno e tirando un po’ le somme, qualcuno potrebbe soltanto provare a chiedersi: e se non fosse così scontato?
Ci sono segnali diversi, e bisognerebbe almeno fare una riflessione. Dalla Puglia di qualche settimana fa ad alcune elezioni europee degli ultimi anni, le indicazioni sembrano essere un po’ cambiate. E soprattutto, è la vittoria storica di Obama ad aver posto il dubbio. Obama ha fatto una campagna elettorale decisamente alternativa ai repubblicani, tutta concentrata su temi forti e problemi reali. E ha vinto per questo motivo.
Forse ci sono più dimostrazioni che il pregiudizio a favore del centrismo negli ultimi anni si possa mettere in dubbio. Non è una strada facile, e forse, come ci ripetono ossessivamente da anni, non è una strada di una vittoria a breve. Ma, questione probabilmente non trascurabile, è la strada che ormai chiede con chiarezza il popolo della Sinistra, non solo quello del Partito Democratico.
da L'UNITA' dell'1/2/2010

 

La pazienza con le ferrovie Nord

Leggendo gli articoli della stampa  sulla nuova stazione di Castellanza, sulle carenze strutturali (accessibilità disabili in primis) e sulla risposta delle Ferrovie Nord "abbiate pazienza a breve tutto sarà sistemato" ho fatto una riflessione sulle vicende della stazione di Vanzaghello distante solo pochi km da Castellanza.
Aperta ufficialmente a settembre 2008 fu subito evidente come mancavano locali di attesa per i pendolari, i bagni erano chiusi, gli ascensori per i disabili non funzionanti.

L'Amministrazione comunale scrisse in data 15/9/2008 una lettera alle FNM che riportiamo in stralcio:

" oggetto: attivazione nuova stazione

  Con riferimento all’oggetto si evidenzia quanto segue:

-         in data odierna il binario per Milano non risulta in nessun modo raggiungibile per persone a mobilità ridotta in quanto non esiste una rampa e non è stato ancora installato l’ascensore previsto.

Anche il binario per Novara e il fabbricato viaggiatori risultano di difficile accessibilità per le persone a mobilità ridotta provenienti da Vanzaghello in quanto esiste uno scalino all’imbocco del sottopasso che supera ampiamente i limiti previsti dalla vigente normativa.

Nel fabbricato viaggiatori non sono agibili i servizi igienici.  Leggendo l'articolo sulla nuova stazione di Castellanza, sulle carenze strutturali (accessibilità disabili in primis) e sulla risposta delle Ferrovie Nord "abbiate pazienza a breve tutto sarà sistemato" ho fatto una riflessione sulle vicende della stazione di Vanzaghello distante solo pochi km.

Aperta ufficialmente a settembre 2008 fu subito evidente come mancavano locali di attesa per i pendolari, i bagni erano chiusi, gli ascensori per i disabili non funzionanti.

L'Amministrazione comunale scrisse in data 15/9/2008 una lettera alle FNM che riportiamo in stralcio:

" oggetto: attivazione nuova stazione

  Con riferimento all’oggetto si evidenzia quanto segue:

-         in data odierna il binario per Milano non risulta in nessun modo raggiungibile per persone a mobilità ridotta in quanto non esiste una rampa e non è stato ancora installato l’ascensore previsto.

Anche il binario per Novara e il fabbricato viaggiatori risultano di difficile accessibilità per le persone a mobilità ridotta provenienti da Vanzaghello in quanto esiste uno scalino all’imbocco del sottopasso che supera ampiamente i limiti previsti dalla vigente normativa. Nel fabbricato viaggiatori non sono agibili i servizi igienici.
Pertanto si richiede che venga garantita immediatamente l’accessibilità all’intero  complesso della stazione per tutti i cittadini, compresi quelli a mobilità ridotta."
Le Ferrovie Nord risposero il giorno dopo (16/9/08) assicurando che "nei prossimi giorni sarà possibile consentire la piena accessibilità anche alle persone a mobilità ridotta". 
A distanza di oltre 16 mesi gli ascensori ancora non funzionano e manca sempre una sala d'attesa per i pendolari.  

L'Amministrazione Comunale a fine Dicembre 2009 ha scritto per l'ennesima volta alle Ferrovie Nord una mail urgente segnalando

" In queste giornate di temperature particolarmente fredde l’Amministrazione Comunale riceve numerose osservazioni e lamentele da parte di utenti del servizio ferroviario che non hanno nessun luogo chiuso e riscaldato ove attendere l’arrivo dei treni.

In questo senso si richiede che venga sollecitamente aperta, anche in via provvisoria,  una sala di aspetto per i viaggiatori, in attesa dell’apertura definitiva del locale destinato a bar.

  Ulteriori lamentele riguardano l’indisponibilità dei servizi igienici e la mancata attivazione degli ascensori che limita sostanzialmente le possibilità di accesso ai binari per le persone a mobilità ridotta.

Si ricorda che era stata garantita una soluzione di tale problema con Vs. lettera prot. 6502 del 16/9/08 che dichiarava il periodo di non funzionamento degli ascensori come “breve e transitorio” !!

Ovviamente non è arrivata alcuna risposta.

Speriamo che assieme alla soluzione per i pendolari della nuova stazione di Castellanza arrivi anche una buona notizia per i pendolari di Vanzaghello.

Il Vice-Sindaco
Tiziano Torretta
1/2/2010

 

 

La guerra per l'acquedotto pugliese

Se Vendola avesse in Puglia l'appoggio del Pdmenoelle vincerebbe a mani basse. D'Alema prosegue la demolizione del suo partito di cui Bersani è solo il portavoce. In gioco nelle elezioni della Regione Puglia c'è la privatizzazione dell'acquedotto pugliese, il resto è fumo negli occhi dei cittadini
"Le fonti sono sotto gli occhi di tutti. La scelta del Governatore della Puglia alle prossime elezioni è conseguenza della privatizzazione dell'acquedotto pugliese. In prima fila c'e' il gruppo Caltagirone (ergo Casini UDC) per rilevare la concessione sulla gestione del più grande acquedotto d'Europa. Vendola, il Governatore uscente, ha dichiarato che non privatizzerà una struttura pubblica costruita con il sangue e i soldi dei cittadini italiani e pugliesi! Allora D'Alema ha cominciato la sua manovra politica per cercare di accaparrarsi l'acquedotto con un governatore (BOCCIA) "economista" del PD che farà alleanza con l'UDC, ossia Casini, ossia Caltagirone, che avrà la gestione della più grande infrastruttura pugliese. Questo significa gestire soldi dei cittadini, posti di lavoro, ergo voti! Vendola si trova a non essere candidato in pectore perché vuole salvare la più grande infrastruttura pugliese oggi esistente. Spero che Beppe Grillo possa salvarci da questo scippo colossale! Aiutateci!". (dal sito di Beppe Grillo)

 

Cosa ne pensa il PD di Magnago?

Ecco cosa scrive Andrea Scampini consigliere PD di Magnago ( e candidato alle Provinciali) sui fatti di Rosarno:………

Di chi sono le responsabilità di questo scempio?
Per me ha ragione Vittorio Feltri, il quale tra l'altro sostiene che i rosarnesi dovrebbero combattere con la stessa foga i mafiosi, quando dice che è inutile prendersela con lo Stato, come ente invisibile, perchè in Calabria ci sono le stesse autorità politico-amministrative della Lombardia. Lo Stato c'è, forse sono i rappresentanti delle istituzioni a venire meno. Secondo voi una situazione del genere sarebbe potuta accadere a Legnano, Busto Arsizio, Castano Primo, etc.? 
….. Da Loiero, che sarebbe da mandare a casa, mi aspetto almeno un ringraziamento al Ministro Maroni, il quale con grande alacrità sta combattendo la piaga mafiosa e non solo in Calabria…..
Andrea Scampini - consigliere comunale PD

 non entro nel merito degli elogi a Feltri e Maroni (sic) ma almeno evitiamo di citare a sproposito i nostri paesi che vedono una forte presenza di immigrati in “nero” .Qui non c’è raccolta arance ma badanti, muratori, gessisti, autisti ecc……Io non sto con Scampini ma sto con Saviano che afferma:  «La rivolta di Rosarno è la quarta rivolta degli africani in Italia contro le mafie,  sono più coraggiosi di noi e non vanno criminalizzati ma scelti come alleati contro l’illegalità. «Gli immigrati sembrano avere un coraggio contro le mafie che gli italiani hanno perso »

 A Magnago Binaghi può dormire sonni tranquilli……..
20/1/2009 Tiziano Torretta

 

DI CENTO PENTOLE UNA - di Egidio Cardini

Capitolo Rosarno. Brutta, bruttissima vicenda, anche se covata e pronta da tempo e cucinata soltanto in questi ultimi giorni.

E’ accaduto che alcune centinaia di immigrati, quotidianamente umiliati, angariati e sfiniti dal lavoro schiavo nei campi per 20-25 euro al giorno dopo 14-16 ore di lavoro, si sono ribellati, subendo poco dopo una caccia all’uomo simile alle spedizioni punitive del Ku Klux Klan e ai rastrellamenti delle SS. Risultato: alcuni feriti gravi all’ospedale e 1.100 disperati inseguiti come cani e cacciati come animali randagi dalla gente perbene della città. Un massacro indegno del genere umano, simile ai “pogrom” russi contro le comunità ebraiche.  

 

L’appartenenza alla terra

 

Che in Calabria, e nel Sud in genere, da anni il caporalato, legato a filo doppio alle mafie locali, la facesse da padrone lo sapevano tutti. Le prime inchieste televisive e giornalistiche della fine degli Anni Sessanta lo documentavano già ampiamente. Solo che allora la povera gente si chiamava Concetta, Carmela, Nicolina e Rosalia, aveva spesso un figlio in grembo e altri a casa, un marito all’estero o al Nord e la fame davanti.

Poi i figli di Concetta e di Rosalia sono cresciuti e con loro é cresciuta e si é affinata una mentalità imprenditoriale senza regole e con un senso della forza associato a una tracotanza muscolare, fuori da ogni vincolo e da ogni limite. Una volta arrivate queste legioni di extra-comunitari, ecco che senza una cultura del rispetto della persona e della legalità, dopo la stagione della miseria ha fatto irruzione una logica schiavista che non ha pari e non ha freni.

Almeno Concetta e Rosalia venivano avvertite e sentite come proprie figlie e, quando raccoglievano arance, pomodori e olive, anche se pesantemente sfruttate, si aveva per loro una sufficiente capacità di considerarle ancora esseri umani, magari con lo spirito dei banditi più spietati che si consideravano comunque padroni, ma in ogni caso erano considerate esseri umani con i quali si poteva condividere l'appartenenza alla terra.

Ecco, l'appartenenza alla terra alla fine permette di dirsi sempre una parola che possa anche affermare faticosamente un principio di similitudine e di condivisione, anche se alcuni sono forti e altri deboli, anche se alcuni contano e altri subiscono.

 

La perdita della memoria

 

Poi sono arrivati loro, quelli che il giorno dopo "Il Giornale" di Vittorio Feltri definiva con un titolo diabolico, che pochi hanno colto nella sua perversione: "i negri".

"Stavolta hanno ragione i negri". E poi via con una serie di difese aperte e solenni della loro legittima richiesta di dignità e di giustizia, a metà strada tra l'ironia beffarda e il disprezzo sotterraneo.

Come si sa, oggi in Italia la parola "negro" é sinonimo di insulto razzista e in quel titolo si é voluta affermare una sottile e infame distinzione sulla dignità umana. E' stato come dire loro: "Pensate un po'. Stavolta vi difendiamo anche se siete inferiori a noi e non avreste titolo né diritto di essere qui, ma ci siete perché altri inetti vi hanno fatti entrare".

Quasi una beffa ancora più umiliante e Feltri sapeva benissimo che quella "G" in più (negri anziché neri) pesava e parlava da sola. Feltri é un impunito perché sa benissimo di parlare con la pancia più profonda della nostra gente e proprio per questo la sua voce é ascoltata e tristemente apprezzata.

Dunque, il loro arrivo ha rappresentato la firma definitiva, apposta in calce al documento che dichiarava da tempo la nostra separazione dalla terra e la perdita della memoria di noi stessi, di ciò che siamo e di ciò in cui abbiamo sempre creduto. Quando un popolo perde la memoria di sé stesso, allora recide le sue radici più profonde e lontane. Con la perdita della memoria si perdono le ragioni affettive, i legami più puri, perfino i pudori più nascosti. Si perde la misericordia per l'altro.

 

Razzisti con la vergogna di ammetterlo

 

Oggi pertanto ci scopriamo razzisti con la vergogna di ammetterlo.

"Io non sono razzista, però...". Sapete quante innumerevoli volte me lo sono sentito ripetere dalla povera gente all'assessorato ai servizi sociali? Perché é la povera gente a manifestare per prima questo animo inacidito e ricolmo di odio trasversale. E lo fa perché le hanno tolto le uniche ragioni per le quali poteva sentirsi "popolo", "comunità", "gente", perché é stata frantumata in milioni di individualità che sprofondano nell'illusione di bastare a sé stesse, che ormai hanno imparato soltanto a difendersi, difendersi, difendersi, intravedendo nell'altro, specie se diverso, un'inquietudine irrefrenabile e invincibile, una minaccia, una maledizione.

E allora giù botte, giù legnate, giù randellate.

 

Per determinazione progettuale

 

Siccome però i neri servono come lavoratori a basso costo e ad alta resa, esattamente come gli schiavi servivano in buona salute, non é possibile aggredirli fisicamente, ma bisogna annientarli nella dignità, pagandoli poco, non assistendoli, lasciandoli marcire in orrende topaie.

Permettetemi, ma nessuno si é mai accorto che a Rosarno c'erano centinaia di derelitti accampati in quelle condizioni spaventose? Certo che ci si é accorti. Eccome se ci si é accorti. Però si é preferito ignorarlo scientificamente perché si é sostanzialmente solidarizzato con una precisa scelta che ha avuto una valenza etica al contrario, un obiettivo antropologico, sociale e politico: farli a pezzi nella loro dignità. Non é per incuria che nessuno é mai intervenuto, ma per determinazione progettuale.

Allora chiediamoci perché, nell'Italia del Gennaio 2010, accade tutto questo e perché nessuno reagisca e nessuno parli come sa e come può. Certamente la decadenza etica, civile e religiosa costituisce il volano di un processo storico momentaneamente irreversibile. Paradossalmente battersi contro questa logica senza fare alcun intervento educativo é atto di puro velleitarismo o di falsa profezia. Certamente i tempi non sono culturalmente favorevoli, ma é la crisi della comunità come valore intrinseco a provocare queste degenerazioni.

Non si può continuare a difendere i poveri "per compassione", ma, secondo me, é necessario difenderli "per condivisione", strappandoli da una condizione che, senza paradossi, non appartiene ad alcun sistema di valori civili e soprattutto a nessuna volontà di Dio e che si oppone a un elementare nozione di civiltà e soprattutto si oppone alla volontà di un Dio buono, giusto e, diciamolo ancora, "cristiano".

Pertanto Rosarno é adesso la nostra porta di casa, una casa dove abitano figli razzisti, mariti razzisti, mogli razziste, madri e padri razzisti, fratelli razzisti, perché derubati della loro appartenenza alla terra comune e del senso di comunione e di condivisione della propria vita e dei beni di cui si deve giustamente godere.

 

Per la giustizia del Regno conti pesanti da pagare

 

Pochi sono coloro che mostrano davvero disgusto per ciò che sta accadendo, perché molti ne sono complici e solidali, ma questo non deve scoraggiarci. Mi ha fatto piacere avere constatato che, in questa occasione, la mia Chiesa ha coraggiosamente preso le parti dei poveri e, per una volta davvero, ha fatto la scelta preferenziale per i poveri. Se questa vicenda potesse diventare l'occasione per l'apertura di un itinerario educativo generale e strategico, ne sarei profondamente felice. Ma profondamente davvero. Però tutti dovranno essere consapevoli che gratuitamente non si testimonia nulla, perché alla fine ci sono sempre conti pesanti e a volte amari da pagare, soprattutto se si vuole produrre un'inversione di tendenza nella direzione della solidarietà e della "giustizia del Regno di Dio". Diversamente faremmo solo omelie autoreferenziali, che non disturbano nessuno.

 

Corresponsabilità, profezia ed educazione politica

 

Quindi il recupero di un senso della comunità, la difesa del principio della legalità e la scelta preferenziale per i poveri sono il nostro impegno imprescindibile, ma che non possiamo mettere in atto da soli. Corresponsabilità, profezia ed educazione politica erano tre capisaldi che Don Tonino Bello aveva indicato alla sua gente per crescere.

Senz'altro abbiamo davanti molte altre Rosarno, molte altre spedizioni punitive, molte altre ronde padane, molte altre forme subdole di esclusione perbenista, magari proposte da notabilati locali, apparentemente vergini e puliti e quindi vergognosamente ipocriti.

 

Di cento pentole una

 

Alla fine cito soltanto un episodio esemplare, che ha riguardato il mio fuggevole e svogliato rapporto con i poveri del Brasile e che mi ha dimostrato chiaramente a quale grado di individualismo possano essere portate le vittime di questo sistema di morte e di esclusione.

Un giorno, nello Stato nordestino della Paraiba, ho visitato con alcuni sindacalisti della terra un accampamento di tagliatori di canna da zucchero, che vivevano in condizioni del tutto simili a quelle dei lavoratori stranieri di Rosarno. Davanti a uno sventolio cinematografico di fogli e di foglietti di un centinaio di poveretti che non sapevano leggere e che ci chiedevano di interpretare i documenti che ogni genere di autorità sottoponeva loro, in un capannone fetido ho visto i loro presunti alloggi: cento amache unte per riposare, cento cappelli per ripararsi, cento sacchetti per le loro povere cose. Ma é stato soprattutto un dettaglio che mi ha impressionato in modo acutissimo: cento pentole di riso, senza fagioli, dove tutti cucinavano il pranzo individuale su alcune grandi braci.

Tutti con la loro pentola e con il riso che ciascuno aveva faticosamente strappato, tagliando una canna più degli altri, velocemente, rapidamente, quasi correndo. Ognuno era stato educato a pagare di persona e a guadagnare di persona, senza un briciolo di condivisione e di solidarietà. Nemmeno quel riso scadente doveva e poteva essere messo in comune, in una terra dove il tasso di mortalità infantile era direttamente proporzionale al peggioramento delle condizioni di lavoro dei padri. Tutti con la "loro" povera pentola e con il fumo di cento pentole.

Dopo la guerriglia di Rosarno e dopo le cento pentole della piantagione della Paraiba, ho maturato una certezza, una di quelle certezze che mi accompagnano raramente, ma che, una volta consolidate, restano. 

La giustizia del Regno di Dio, e quindi un cambiamento, si vedrà quando si realizzerà un miracolo possibile: di cento pentole ne faremo una.
17/1/2010

 

MOZIONE DI “INSIEME PER VANZAGHELLO”  SULL’ACQUA COME BENE PUBBLICO  approvata a maggioranza dal Consiglio Comunale di Vanzaghello del 21/12/2009

Siamo partiti, ora dobbiamo diventare un partito.

La platea di Roma era assai diversa da quella di Bagnoli : avere eletto i  1200 delegati su liste prevalentemente chiuse ha ridotto parecchio lo spazio per coloro che vengono da esperienze politiche fuori dai piccoli partitini e questo era un dato evidente. Costoro erano in netta minoranza.

Siamo  partiti stavolta mi pare chiaro, ma per fare un Partito bisogna pedalare ancora parecchio. Il primo congresso sarà a giugno 2010 e li adotteremo statuto e profilo e programmi definitivi. Ma i documenti sui principi, le regole e i primi elementi programmatici discussi in questi due giorni sono una base di partenza abbastanza seria. Ascoltando l’assemblea un primo profilo della Sinistra che vogliamo essere si capiva, e anche i titoli e i contenuti delle battaglie che faremo sul lavoro, sullo sviluppo sostenibile, sulla legalità, sui diritti civili, sull’informazione e sulla difesa della Costituzione. Alla Costituente hanno finora aderito 25.000 persone, un piccolo popolo che dovrà allargarsi grazie alla iniziativa politica che sapremo mettere in campo e alla nostra capacità di radicamento nei territori. Abbiamo un portavoce , Vendola,  che si è conquistato sul campo questo ruolo sia come politico sia per le  capacità di governo dimostrate in Puglia.  Abbiamo un simbolo che finalmente sta nelle mani degli aderenti. Non sono invece ancora certa che ci sia un vero gruppo dirigente unitario e autonomo dalle varie appartenenze. Il coordinamento nazionale è troppo grande (32 persone) e averlo votato in blocco non è stata una grande prova di democrazia e di partecipazione. Si è temuto che se si fosse andati al voto con la possibilità di esprimere preferenze qualche sensibilità politica sarebbe restata fuori…era un rischio reale , ma anche non riuscire a votare mai con il voto segreto sulle persone e con le preferenze è una pratica che non possiamo adottare all’infinito. Del resto non siamo noi che chiediamo una legge elettorale che non si fondi su liste chiuse e che ci sia la possibilità di esprimere preferenze? Lo stesso deve valere al nostro interno. Oggi non è stato così.

Abbiamo visto la presenza di molti giovani ( ragazze e ragazzi) appassionati e interessati ma un po’ ai margini. Ma averli fa sperare bene.

Dovremo anche lanciare una seria sottoscrizione finanziaria perché senza risorse la politica non si fa in nessun modo.  Ci servono alcuni milioni di euro a mio parere e chiedere ai 25.000 aderenti di mettere da parte un euro al giorno ( un caffè) per 200 giorni ( fino al congresso di Giugno) ci porterebbe ad una cifra consistente. Del resto Obama ha raccolto di più chiedendo poco a tutti che non con le grandi sottoscrizioni.

La passione e la speranza

La passione e la speranza circolavano abbastanza nella due giorni che abbiamo vissuto, soprattutto nei gruppi di lavoro tematici più che nella plenaria, nello sforzo di individuare proposte precise che chiariscano in che cosa si distingue dagli altri soggetti politici questa sinistra, nella cura dei dettagli,  nelle puntuali elaborazioni condotte su temi quali il lavoro, la scuola e la formazione, la pace e il disarmo, l’informazione, le politiche ambientali e di riconversione dello sviluppo. Guardatevi una volta tanto i materiali usciti quando saranno pubblicati e vedrete che un lavoro intenso è stato compiuto. Se i giornalisti scrivessero della sostanza  un primo abbozzo del nostro profilo si poteva cogliere facilmente.  Una Sinistra radicale nei principi e nei contenuti, con una cultura di governo delle contraddizioni. Che vuol dire capace di cercare le risposte alle grandi e piccole contraddizioni, alle ingiustizie crescenti e che vuole farlo senza populismi facili ma diventando  una Sinistra popolare, autonoma, che compete con il Pd  e con le altre forze di opposizione  pur nella  ricerca comune di una nuova coalizione alternativa al centro destra.

Una scena prevalentemente  maschile

La conferenza stampa che aveva annunciato e presentato l’assemblea vedeva al tavolo solo i segretari dei partitini tutti maschi , i primi tre interventi di apertura dell’assemblea sono stati maschili, così come le conclusioni di ogni sessione è stata puntualmente affidata ad un uomo autorevole. Un altro uomo autorevole guida , anch’egli non eletto ma nominato, il Comitato Scientifico votato oggi, un organismo che affianca il coordinamento nazionale e che avrà il compito di  produrre elaborazione, ricerca, confronto su temi cruciali, di fornire stimoli alla iniziativa politica di tutta l’organizzazione. Il portavoce nazionale è un uomo. Io non metto in discussione nessuno di quegli uomini singolarmente presi sia chiaro, critico fortemente una forza politica che si rappresenta  prevalentemente con uomini.  Credo non serva a nulla rivendicare con urla e strepiti un altro modo di rappresentare ciò che siamo. Sono convinta che questa rappresentazione non rispecchi la realtà di ciò che siamo .Una Sinistra di donne e uomini…dovrebbe andare da se….e se non va da se la faremo andare in quella direzione con cura e fermezza. Credo che lo faranno le donne coprendo ancora una volta l’ incomprensibile ritardo culturale dei maschi. Donne  autorevoli , che hanno nomi e cognomi, storie lunghe o brevi, giovani e vecchie. Donne libere.

Fulvia Bandoli

LA PETIZIONE ALL'ESAME DELLA COMMISSIONE CONSILIARE

Il Sindaco di Castano Primo, dott. Rudoni, con nota n. 22782 in data 16/12/09, mi ha comunicato per conoscenza che copia della petizione per dichiarare l'acqua quale diritto e bene pubblico, è stata trasmessa al Presidente della Commissione speciale per l'aggiornamento dei regolamenti comunali per essere sottoposta all'esame della stessa commissione in conformità alle previsioni statutarie.
E' recente la notizia che il Sindaco di Parigi Bernard Delanoe ha deciso che il servizio idrico sarà di nuovo municipale dopo che Chirac, nel 1984, lo aveva consegnato nelle mani di due multinazionali.
Si confida nel favorevole accoglimento delle richieste, sulla base delle motivazioni contenute nella stessa petizione e si auspica che la scelta del Comune di Castano sia orientata nella direzione del diritto naturale.
Si ringrazia il Sindaco per aver velocemente avviato l'iter per l'esame del problema rappresentato da 128 cittadini castanesi.

G. De Santis - 16/12/2009

L'ACQUA E' UN DIRITTO NON UNA MERCE

l'acqua è un diritto non una merce. Puoi firmare la petizione al consiglio comunale di Castano primo all'indirizzo all'indirizzo: http://www.ipetitions.com/petition/nopri vatizzazioneacqua.

Aderisci al gruppo su facebook, "PETIZIONE AI CONSIGLIERI COMUNALI DEL COMUNE DI CASTANO PRIMO"

Consegnate le firme della petizione al Sindaco del Comune di Castano Primo

Di seguito si pubblica la lettera di trasmissione al Sindaco di Castano Primo delle firme raccolte domenica 5 dicembre in piazza Mazzini. 
Il nostro auspicio è che analoghe iniziative vengano intraprese in ogni comune d'Italia.
Castano Primo 9/12/2009

Signor Sindaco;
nella mattinata di domenica 5/12, in sole 2 ore e mezzo, dalle 9.30 alle 12,00,  128 cittadini castanesi hanno sottoscritto la petizione indirizzata ai Consiglieri del nostro Comune, promossa dalla locale sede di Sinistra e Libertà, che qui allego.
Il recente DL 135  muove passi  decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici, prevedendo l'affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società, in qualunque forma, alla data del 31 dicembre 2011.
L’acqua è un bene essenziale
ed insostituibile per la vita. La disponibilità e l’accesso all’acqua per il soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono un diritto universale e inviolabile degli individui come previsto dallo stesso articolo 2 della nostra Costituzione.
La risoluzione del Parlamento Europeo del 15 marzo 2006 dichiara l’acqua  un bene comune dell’umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazione più povere entro il 2015 insistendo affinché “la gestione delle risorse idriche si basi su un’impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale e in modo democratico”.

L’acqua, Signor Sindaco, non può essere trattata e gestita come fosse merce e il suo l’esproprio dal controllo degli Enti locali e dei cittadini, con conseguente consegna al mercato, avrebbe conseguenze e ripercussioni gravissime.
I cittadini castanesi firmatari della petizione, ma sono convinto che tali preoccupazioni siano trasversali e condivise dalla stragrande maggioranza dei cittadini, chiedono una presa di posizione del Consiglio Comunale; organo di indirizzo e controllo amministrativo per eccellenza.
I cittadini chiedono che il CONSIGLIO COMUNALE DI CASTANO PRIMO:

-         riconosca nello Statuto Comunale il Diritto di accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;

-         riconosca con una delibera o un OdG del consiglio comunale il servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e si impegni ad inserire questo principio nello Statuto Comunale in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione è attuabile attraverso un Ente di Diritto pubblico

-         intraprenda tutte le azioni opportune al fine di contrastare i provvedimenti previsti dall’art. 23bis Lg. 133/2008, come modificato dal’Art. 15 D.L 135/2009, che condurranno alla messa a gara della gestione del servizio idrico integrato ed alla consegna dell’acqua ai privati entro il 2011.

Si confida nella sensibilità e nella responsabilità dei Consiglieri del nostro Comune che, senza vincolo di mandato, rappresentano l’intera comunità. 
La ringrazio per l’attenzione, pregandoLa di voler inoltrare a tutti i signori consiglieri copia della petizione, per le iniziative che gli stessi riterranno di dover intraprendere in accoglimento delle istanze qui rappresentate.
Distinti saluti

                                                                               Giuseppe De Santis

 

Acqua, rifiuti, trasporti... : tutti i servizi pubblici locali ai privati

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è costantemente ostaggio  delle stucchevoli, ipocrite e volgari strumentalizzazioni finalizzate a distogliere  con problemi falsi e inesistenti, il Governo Italiano, con il voto favorevole di LEGA NORD e POPOLO DELLA LIBERTA’, ha  approvato definitivamente il decreto 135/09, con 302 voti a favore e 263 contrari.

Con l’art. 15 del decreto 135/09 approvato dalla maggioranza, il Governo regala l’acqua potabile ai privati sottraendola ai cittadini.  A partire dal 2011, l’acqua sarà consacrata agli interessi delle grandi multinazionali che ne faranno un nuovo business.

Sinistra e Libertà si oppone con tutte le sue forze a questo disegno scellerato e propone l’affermazione di un principio che dovrebbe essere ovvio e trasversale:  “L'acqua costituisce un bene comune dell'umanità, un bene irrinunciabile che  deve appartenere a tutti, un bene essenziale per la sopravvivenza, un diritto inalienabile.”

L’acqua non può e non deve essere proprietà privata. L’acqua è un diritto e non una merce. La legge approvata produrrà inevitabili e disastrose conseguenze a cominciare dall’inevitabile aumento delle tariffe.

Diciamo NO alla mercificazione di un bene essenziale alla vita; NO alla consegna nelle mani del mercato di un diritto umano universale e irrinunciabile.

Sinistra e Liberta' sostiene la campagna lanciata dal Forum dei Movimenti per l'acqua e chiede  la modifica dello Statuto Comunale con l’integrazione del principio che l'acqua è bene comune senza rilevanza economica.

Domenica 6 dicembre, dalle ore 9.30 saremo in Piazza Mazzini a manifestare tutta la nostra indignazione e tutto il nostro dissenso. Invitiamo i cittadini di Castano Primo a partecipare e a sottoscrivere la petizione al Consiglio Comunale affinché prenda posizione contro questo inaccettabile decreto che dichiara l’acqua potabile una merce e che sottolinea il disprezzo per gli interessi reali della gente.

 

                                                                                   Al Consiglieri Comunali Del COMUNE di CASTANO PRIMO

 

Oggetto: Petizione per dichiarare l’acqua come diritto e bene pubblico   

                       

Il recente Art. 15 del D.L. 135/2009, che ha modificato l'Art. 23bis muove passi ancor più decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici, prevedendo l'affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma alla data del 31 dicembre 2011.

Noi pensiamo che questo sia un epilogo da scongiurare, per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come un diritto universale e non come merce, perché espropria l’acqua potabile dal controllo degli Enti locali e dei cittadini, perché consegna al mercato l’acqua con tutte le ripercussioni sociali che questo può generare.
Pertanto, alla luce di quanto sopra, noi cittadini di Castano Primo chiediamo al

 

CONSIGLIO COMUNALE DI CASTANO PRIMO

 

-         che riconosca nello Statuto Comunale il Diritto di accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;

-         che riconosca con una delibera o un OdG del consiglio comunale il servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e si impegni ad inserire questo principio nello Statuto Comunale in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione è attuabile attraverso un Ente di Diritto pubblico

-         che intraprenda tutte le azioni opportune al fine di contrastare i provvedimenti previsti dall’art. 23bis Lg. 133/2008, come modificato dal’Art. 15 D.L 135/2009, che condurranno alla messa a gara della gestione del servizio idrico integrato ed alla consegna dell’acqua ai privati entro il 2011.

 

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